mercoledì 31 marzo 2010

Aspettando Godot


Ditemi se non sembra un non-sense, un discorso alla "Aspettando Godot".

Lui: "Ecco, questi sono i miei jets"

Lei: "Blu, come il mare (guardando i suoi occhi- che c'entra con i jets Dio solo lo sa), potrei perdermici..."

Lui: "Navighiamo?" (il nesso con il mare è evidente)

Lei: "Che intenzioni hai?!" (navigare stupida, che intenzioni vuoi che abbia!)

Lui: "Chiama il 187" (io chiamerei meglio il 118 per un ricovero coatto)


Bella pubblicità, complimenti vivissimi a chi l'ha ideata e chi ne ha studiato le battute.

M'immagino solo quanto sia costato il cachet di Tony Manero e della bionda svizzera...cmq soldi spesi proprio bene!!

giovedì 25 marzo 2010

Tate per tutti


Ho visto che i coniugi Briatore hanno portato a casa (o più precisamente in barca) il loro primogenito Nathan. Lei raggiante, magrissima, fresca di parrucchiere, esce dalla clinica di Nizza con il marito, il bimbo nell'ovetto ed un'assistente che l'aiuta a trasportarlo. L'articolo poi sottolineava il fatto che l'aspettasse la spa presente nello yacht a ritemprarla dopo le fatiche del parto...Uff, e che gusto c'è?

Vuoi mettere le notti insonni, le conseguenti occhiaie, le ragadi, i capelli perennemente raccolti in code di cavallo per nascondere il fatto che non si riesce a trovare il tempo nemmeno per farsi la doccia??

Eh, no, così non vale, si gioca sporco. E' come quando prendi un 8 in matematica ma fa una notevole differenza se è un 8 preso al Liceo Scientifico o un 8 preso all'Alberghiero (senza offendere nessuno!). Lei avrà pure fatto un figlio ma non vivrà minimamente le fatiche dell'allevarlo...Avrà una decina di persone tra tate ed assistenti, tutto sempre pronto, potrà tornare a fare la sua bella vita mondana, non dovrà incastrare orari su orari, nè preoccuparsi di portarlo al nido; nè rinunciare ad una cena perchè non si sa a chi lasciarlo e neppure cambiare di molto le sue abitudini.

La mia non è invidia, sono contenta per lei. E' che è sempre tutto tanto complicato per noi comuni mortali. Mi piacerebbe tornare a vedere un film al cinema con mio marito, ma come si fa coi pupi?
I nonni sono sempre meno disponibili, le baby sitter a volte faticose da trovare e da "ammaestrare" (nel senso che i bambini la devono conoscere bene, fidarsi, imparare ad addormentarsi con una persona estranea). Allora, come si fa? Si rinuncia.

Ma non è un bene nemmeno quello.
Se vinco al superenalotto regalo tate per tutti!

mercoledì 24 marzo 2010

Mine vaganti



Bellissimo film, che consiglio caldamente.

Oltre ad essere una fan di Ozpetek, di Virzì, del bel cinema italiano, ora sono anche fan di un'artista un po' retrò che mi piace però un casino: Nina Zilli.

Ed ecco le sue 50 mila lacrime.

lunedì 8 marzo 2010

Auguri Luna!


Sarò breve: auguri piccolina mia per i tuoi 4 anni. Con amore, mamma.

domenica 21 febbraio 2010

I savoiardi stanno bene solo nel tiramisù


Premetto che, quando sono ritornati in Italia, io sono stata sostanzialmente d'accordo. Che le colpe dei padri (e dei nonni), non devono ricadere sui figli. Mi chiedo però perchè in esilio in Svizzera Emanuele Filiberto faceva il promoter finanziario o giù di lì e perchè, invece, una volta varcato il confine si sia arrogato il diritto di menarcela in tutte le trasmissioni televisive (soprattutto di Stato). Eh sì, lui ama l'Italia non c'è dubbio. E tanto, pure troppo.

Passi che abbia vinto Ballando con le stelle: magari era veramente il più bravo, io il programma non l'ho visto quindi mi riservo di giudicare. Ma la canzone di Sanremo, ahimè, l'ho sentita o, per meglio dire, subita, e posso dire benissimo la mia. Faceva schifo. Il testo poi...credo che un tema di prima elementare sulla Repubblica sarebbe stato sicuramente meno banale, meno stupido e, sicuramente, meno retorico.
Bhè, è arrivato secondo. Ma non mi stupisco più di nulla, dagli italiani non mi aspetto nulla di buono, perchè è un popolo che non merita nulla di buono.

Io non sono patriottica. Nemmeno durante i mondiali di calcio. In sostanza, non amo il mio Paese, non salvo nulla. Mi delude ogni giorno di più. Paese di mediocri, di "condonisti", Paese senza memoria, Paese che delinque su se stesso, sui propri figli e che ne va fiero. Paese che mette sul piedistallo i furbi di ogni genere; Paese che vede il merito solo nella bellezza, nelle sgomitate, nelle raccomandazioni. Paese che genera mostri che generano altri mostri. Se ne può andare fieri?

Non salvo più niente, l'ho già detto. Nemmeno il clima ed il cibo. L'inverno dura 8 mesi e l'estate ti fa scoppiare il cervello dal caldo; la pasta ed i dolci m'hanno fatto ingrassare di 10 chili. Niente, l'Italia mi fa proprio schifo.

E gli italiani, che si ritrovano fieri di questo Paese di merda e che si commuovono al finto patriottismo di Pupo e compagni, pure peggio.


giovedì 28 gennaio 2010

La "mia" prima cosa bella


Ebbene sì, sono andata al cinema! E non a vedere un cartone (cosa che ultimamente mi "tocca" spesso fare con Luna) ma un film vero, un vero film, adatto insomma agli over 14. Ed ho scelto "La prima cosa bella" di Virzì, regista che è molto nelle mie corde e di cui ho ardentemente apprezzato opere tipo "Ovosodo" e "Tutta la vita davanti". E, devo dire, non si è smentito nemmeno questa volta. Gran bel film, intimo, toccante.

La cosa strana, cosa che non mi era mai capitata finora, è che nel guardarlo mi sono immedesimata nel personaggio di Anna... ma non nell'Anna giovane, mia coetanea, ma nell'Anna anziana, malata, interpretata dalla Sandrelli. E dire che la protagonista del film è caratterialmente, e per scelte di vita, totalmente diversa da me... eppure mi sono rivista lì, sul letto d'ospedale, con i figli intorno, a cercare di assaporare gli ultimi giorni della mia vita. Mi ha fatto riflettere (anche grazie ai deliziosi flashback di cui il film è pieno) su quanto l'esistenza sia, alfine, breve. Vivi la tua vita come se fosse infinita, quando, invece, in un batter di ciglia ti ritrovi vecchio, magari malato... eppure ancora conservi l'anima di un ragazzino, la voglia di fare, non ti rassegni all'inclemenza del tempo. Davvero quella sera, seduta in una poltrona del cinema, ho avuto la netta sensazione di essere arrivata a metà del mio percorso (forse) e di non avere ancora, invece, alcuna intenzione di fermarmi.

Ed i figli? Inutile negare che ho pensato ai miei, da grandi: ed ho pianto, tanto. Ma era una commozione gioiosa: pensavo a che grande regalo sia avere un fratello ed una sorella su cui contare, su cui appoggiarsi nel momento del bisogno o, semplicemente, quanto sia confortante sapere della presenza l'uno dell'altro. Un regalo che non ha prezzo, un pezzo della tua vita che rimarrà anche dopo la morte dei genitori, una presenza che non ti farà mai sentire "orfano" anche se la vita e le strade, a volte, possono dividersi. Una certezza, ecco.

Insomma, al cinema eravamo in tre, tre amiche. Ed alla fine piangevamo tutte e tre. Alchè faccio: "Siamo proprio sicure che vedere questi film ci faccia bene? La prossima volta "Natale a Miami", eh!".

Scherzi a parte, sì, sono comunque sicura che questi film, alla fine, ci facciano proprio bene.

martedì 26 gennaio 2010

E, per par condicio...


...ecco uno dei primi schizzi di Tato! :-)