sabato 14 maggio 2011

Ci sono notti che sono accadute


Carissimi! Presentazione del libro fatta il 9 maggio scorso, davanti ad una platea di una cinquantina di arbitri della Sezione di Jesi, attenti e silenziosi. Una grandissima soddisfazione personale davvero. Eccola qua.

"Sull’onda emotiva degli elenchi di Saviano e Fazio presentati a Vieni via con me, anche io stasera vorrei iniziare proponendovene uno, spero abbiate piacere di condividerlo con me, come io ho piacere di condividerlo con voi.

SONO QUI PER…

Sono qui per presentarvi un ragazzo talentuoso.

Sono qui per presentarvi un ragazzo che ha lasciato la sua amata terra, la Puglia, e che ama la città che lo ospita come quella natia.

Sono qui per presentarvi un arbitro.

Sono qui per presentarvi un copywriter.

Sono qui per presentarvi uno scrittore.

Sono qui per parlare di un libro, di un gran bel libro. Un libro di sentimenti nell’era del web 2.0.

Un libro che si fa leggere bene.

Un libro che ti coinvolge.

Un libro che mescola esperienze di vita vissuta a fatti romanzati.

Un libro che ci rispecchia.

Un libro che parla di noi.

Come Cristiano Carriero stesso descrive nel suo sito, Ci sono notti che non accadono mai (questo è il titolo del romanzo, opera seconda del giovane autore) racconta “l’amore ai tempi delle lettere – l’amore ai tempi del telefono fisso – l’amore ai tempi degli sms – l’amore ai tempi delle prime mail – l’amore ai tempi dei social network. Cinque storie in una grande storia, d’amore”.

La storia di Edoardo, pugliese come l’autore, che lascia la sua terra per andare a Milano e lavorare in agenzie di pubblicità; la storia di Gaia, studentessa universitaria alle prese con una tesi su Facebook e sulle relazioni umane ai tempi dei social network. Le storie di questi due ragazzi si intrecciano per caso, proprio per via dei quella tesi. Come sfondo e contorno, le loro amicizie, il lavoro, lo studio…. la lettura si arricchisce poi di numerosi flashback che narrano il percorso di Edoardo, le esperienze di vita e quelle amorose. Tutto il romanzo ruota attorno all’amore. L’amore adolescenziale, quello che avrebbe potuto essere, quello incontrato durante i viaggi, quello della maturità. Non è propriamente una storia autobiografica ma Cristiano ci mette sicuramente del suo, le sue esperienze di vita, i suoi amori, le sue passioni. E lo fa con garbo, con uno stile che lo contraddistingue e che abbiamo già visto ne “In giro per l’Europa con la maglia di Vieri” sua opera prima. Come per la sua prima opera, anche in questa l’autore prende spunto dal suo quotidiano e ci costruisce sopra un romanzo. Il romanzo che potremmo vivere ciascuno di noi.

Come dice Cristiano “una storia fatta di tante storie e tanti personaggi. Dedicata a chi ama, ha amato e ama amare. E ricordare”.

Lo stile è semplice, asciutto e diretto. Va diretto al cuore insomma. E’ la parafrasi di quello che, più o meno, tutti un po’ abbiamo vissuto o stiamo vivendo e lo stile narrativo fluido lo rende accattivante. Si ha proprio voglia di arrivare in fondo, di capire cosa succederà ai protagonisti. Protagonisti che si circondano di un corollario di figure dalle sfaccettature variegate: Ennio, il collega guascone di Edoardo, Samuele e Luis amici di infanzia e di viaggi, Dalila, la ragazza che ha amato e che forse non ha dimenticato; Sara, l’amica naif di Gaia, Alessandra, l’altra più matura compagna di appartamento, Lorenzo, l’amico di sempre, quello che è pronto ad ascoltare e confortare. Ma, soprattutto, Edoardo e Gaia “eroi romantici”spudoratamente attuali. E’ una tesi su Facebook che li fa incontrare, ed è sempre la stessa tesi che li fa innamorare. Quello che è materia di discussione per lei e correzione per lui, non fa altro che uscire da se stesso e materializzarsi nella vita reale. Il social network oggetto di studio sociologico sui rapporti umani e sulle interazioni tra individui, perde la sua virtualità e permette che l’amore sbocci sul serio e che sia vissuto sul piano della mera realtà. Come ogni traghettatore di sentimenti che si rispetti…come lo erano le lettere un tempo, oggi questo compito è svolto dal web. E Cristiano è puntuale e dettagliato nel saperlo raccontare.

Dicevamo che Cristiano è al secondo romanzo. E’ maturato e si vede. Lo stile si asciuga, si fa solido nel narrare una storia semplice ma allo stesso tempo complessa. Resa complessa anche grazie ai flashback che ne imperlano la struttura, che riportano il giovane Edoardo ai ricordi della sua adolescenza e che ci aiutano a caratterizzarlo sempre meglio, man a mano che si va avanti nella lettura. E Gaia, studentessa modello alle prese con le fasi finali della sua carriera universitaria, è davvero una ragazza 2.0. Insomma loro si innamorano, ma anche il lettore si innamora di loro.

Per concludere posso dire che, per quanto mi riguarda, posso aggiungere solo una cosa. Il romanzo l’ho letto due volte e mi appresto a leggerlo una terza volta, quindi ho voce in capitolo per dire che è un bel romanzo. Scorrevole, piacevole, in cui, chi più chi meno, possiamo riconoscerci un po’ tutti. E goderne un po’ tutti. Non vi svelerò di più la trama né ovviamente il finale. Diciamo che io, arrivata in fondo, mi sono commossa, tutte e due le volte che l’ho letto. Un motivo ci sarà."


Semalutia

sabato 30 aprile 2011

Ci sono recensioni che non accadono mai (forse)


Recensire, questo è il problema. Difficile, difficilissimo per chi non è uso farlo. Da dove si comincia? Quanto si deve disvelare della trama? Ed i commenti personali quanto contano non essendo un critico professionista? Bhè, partiamo dall'inizio.

Ho fatto la correttrice di bozze per un romanzo. Un romanzo di un amico. La passione l'ho sempre avuta...leggo un libro ed ho sempre la matita a portata di mano, per annotazioni personali e per eventuali refusi da scovare. Che ci sono sempre, vi garantisco. Ho corretto pure un congiuntivo a Gomorra di Saviano. Perchè, pur leggendolo e rileggendolo, qualcosa sfugge sempre. Anche la mia tesi di laurea, per esempio. Letta io miliardi di volte e fatta rileggere a svariate persone per ulteriori miliardi di volte. Discussa, accantonata, riletta...refusi, c'erano altri refusi. Va sempre così. I correttori di bozze sono poi figure che rimangono nell'ombra, nemmeno si capisce, a volte, la loro utilità. Eppure sono fondamentali. Aggiustano tempi verbali e sintassi, mettono e tolgono punteggiature, spesso intervengono anche sulla sostanza. Insomma un grande romanzo è sì merito dell'autore, ma anche del suo correttore di bozze.

Ho corretto questo bel romanzo "Ci sono notti che non accadono mai" di Cristiano Carriero. Io ve lo consiglio. Perchè è un bel libro e perchè l'ho corretto io. Ora, sono stata chiamata (e per me è un grande onore) a recensirlo e a leggere la mia recensione davanti ad un pubblico. Oddio, mentre lo scrivo mi viene l'ansia. Anche perchè il tempo stringe ed ancora non è definita alla perfezione. Alla mia tesi ero tranquilla (ormai quello che era stato fatto era stato fatto), spero di esserlo anche quel giorno. Non mi spaventa tanto parlare in pubblico, con le parole me la cavo abbastanza bene. E' scrivere che mi mette in crisi. Scrivere una recensione. Mi ricorda quando ero bambina e dovevo fare riassunto e commento dei libri che ci davano da leggere a scuola. Sul riassunto me la cavavo (il dono della sintesi non mi è mai mancato), era il commento che mi fregava. Era sempre troppo corto e troppo asciutto. Eppure un parere ce l'avevo pure io su quanto letto, che si sappia. Forse (paura che ho tutt'ora) avevo timore che il mio parere non fosse poi così interessante e così tagliavo corto.

Sta di fatto che ci lavoro da un po'. A puntate. Ed ancora non sono soddisfatta. Ma il tempo stringe e mi devo dare una mossa. Comunque vada vi farò sapere.

Augurandomi che non ci siano, per me, il giorno dell'esposizione, troppi correttori di bozze.

martedì 26 aprile 2011

A feste passate....


Passate anche queste feste. Passate a cercare qualcosa di interessante da fare, o da vedere, cercando di scacciare la noia e di allontanare i pensieri. Non ho mai odiato le feste, devo dire la verità. Ma comincio a capire chi ne è insofferente. Sì, forse sono diventata insofferente. Acida e stizzosa come una zitella...e dire che non posso nascondermi nemmeno dietro a questa scusa, non essendo single. Mi ripeto che passerà. Nessun anno è uguale all'altro, nessun giorno è uguale all'altro. E sì, si cambia. Quello che si sente oggi potrebbe non essere quello che si sentiva ieri. Sarebbe bello da una parte rimanere sempre se stessi...uno avrebbe almeno questa di certezza, che, qualsiasi cosa potesse succedere, si rimarrebbe sempre fedeli a se stessi, nel bene e nel male. Ma non è così. E forse è anche giusto che non lo sia.

Se si cresce si cambia, è normale. Cambia il contesto intorno a noi. Evolve. E noi con lui. L'incertezza però spiazza. Tutti. Noi in primis, ma anche chi ci circonda. E si fa sempre tanta fatica ad adeguarsi, a prenderne atto, a spostare gli equilibri, a cambiare in funzione di.

Anche queste feste sono, per fortuna, passate. Si ritorna alla "sana" routine. Quella che ti incastra in meccanismi stereotipati ma collaudati, quella che non ti da tempo e modo di annegare in sterili elucubrazioni mentali. Quella che ti fa andare avanti, come quando imbocchi la metropolitana nell'ora di punta e ti accorgi che non puoi andare controcorrente ma devi seguire il flusso delle persone...la routine è un flusso che devi seguire, che non ti fa prendere decisioni diverse da quelle che "devono" essere prese per onorarla.

Buone feste a chi ha ancora il gusto di viverle con piacere.

sabato 16 aprile 2011

Pane e tulipani


Sono tornata. Sono tornata per rimanere. Dopo tantissimo tempo torno ad aggiornare il blog, è una sensazione nuova, come la prima volta. Alcuni di voi mi hanno scritto, hanno chiesto come stavo, se avevo voglia di tornare a scrivere. Sì, ho voglia. Tanta.

Il pane non lo mangio che sono sempre a dieta, ma i tulipani li adoro. Sono i miei fiori preferiti. Segnano l'arrivo della primavera meglio di qualunque altro fiore, durano poco e poi, una volta sfioriti, non rifioriscono e si faranno rivedere solo la primavera successiva.

Mi sento un po' così, come un tulipano. E come la protagonista di pane e tulipani. Mi chiedo ciclicamente se questa è davvero la vita che avrei voluto. E mi rispondo di sì, l'ho desiderata, voluta, cercata...perchè allora, a volte, mi sta così stretta? Rifarei di nuovo le scelte che ho fatto, potessi tornare indietro? Francamente non lo so, forse non tutte. Eppure, apparentemente, non mi manca nulla. E non saprei dire cos'è che cerco veramente. La tensione dell'uomo è naturalmente protesa verso quello che non ha, verso il diverso da sè. Forse è solo questo. Provare a reinventarsi un po', a ricostruire se stessi, a trovare il bello che c'è...

So che vorrei tornare la ragazza che ero...quella infuocata dalla vis politica, sociale...quella propositiva, quella aperta a nuove conoscenze...l'universitaria pasionaria ed appassionata. Il ruolo di mater familias non mi caratterizza, non mi descrive....io non sono questo, o, almeno, non sono solo questo. Andare avanti è la sola cosa che si può fare però...ed io mi domando se ci riuscirò....

Sono un tulipano che non mangia pane.


giovedì 13 maggio 2010

Segreti e dolori


Non posso specificare nè le persone nè i fatti. Penso però che la vita è a volte strana...troppo strana per non essere già stata pianificata, disegnata da qualcuno...e pensare che parlo io, da tanti anni talmente agnostica da sfiorare l'ateismo. Eppure mi son capitate cose che mi fanno dubitare.

Aver scoperto un segreto celato a tutti attraverso una serie di rocambolesche, quanto assurde, coincidenze mi fa pensare tanto. E mi spaventa pure. Era impossibile evitare che io sapessi, visto che questa cosa mi è piovuta addosso chissà da dove e chissà perchè.

Ora, mio malgrado, sono, di nuovo, tesoriera di un segreto, un dolorosissimo segreto. Mi chiedo perchè io. Io che non riesco a tenere nascosta una mia emozione neanche 5 minuti, io che mi faccio carico spesso dei dolori altrui, io che somatizzo, io che proprio non lo voglio questo ruolo.

A chi devo rivolgermi per chiedere di esserne, in futuro, dispensata?


mercoledì 5 maggio 2010

Un battito d'ali


Da cosa nasce il disagio psicologico? Anche da un battito d'ali di farfalla. Pensi di esserne immune, sono cose che capitano ad altri, non certo a te o alla tua famiglia. Ti fa maggiore impressione quando succede ad un uomo intelligentissimo e coltissimo, curioso e solare, estremamente scientifico e razionale........sì, ti fa più impressione. Perchè ti rendi conto che può colpire tutti, indistintamente e può nascere da tutto, indistintamente.

Il disagio di mio padre nasce dall'arrivo di una patologia fisica, una malattia minore che però ti logora, ti sfinisce; ma anche dalla incapacità di sconfiggerla, dall'assoluta certezza che nessuno sia in grado di aiutarti, dalla presunzione di riuscire con le proprie forze là dove, anni ed anni di ricerca scientifica, hanno fallito.

Come aiutare un uomo che pretende di non essere aiutato? Francamente non so. O, se la so, la risposta mi terrorizza.
Cosa può fare una figlia per suo padre? Dove è giusto che arrivi?

Non voglio e non posso entrare nello specifico, dico solo che è un inferno.

mercoledì 28 aprile 2010

Il foglio bianco


Tempo fa dormivo poco di notte. E pensavo tanto. Anche a cosa scrivere nel blog, a come scriverlo. Ed il testo mi veniva semplice, fluente, e raggruppava tutti i miei pensieri, li rendeva chiari, come se scriverli li dipanasse, li strecciasse, li risolvesse, in un certo qual modo.

Ora dormo di più, non ho più modo di elaborare. Durante il giorno, poi, sono sempre di corsa...avrei tanto da scrivere ma non so da dove cominciare....la mia vita, la malattia di mio padre, i rapporti interpersonali, le serate tra amiche...gli spunti ci sarebbero pure.

Perdonate, sono come di fronte al classico foglio bianco dello scrittore. Prima o poi riuscirò, spero, a raccontarmi di nuovo.

E come dice il caro Lu,
sempre Vostra.

Semalutia